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Settingiano- 3ã‚â§tra storia e leggenda

Tra storia e leggenda


Da un po’ di tempo che nel paese circola una notizia di quelle sensazionali: Settingiano ha un Santo.
Grazie al Prof.Orazio Cardamone studioso di costumi popolari,Presidente del gruppo folcloristico “Rocca Falluca” ci dice come si è arrivati a questa conclusione.
Per caso mi capitò fra le mani un tomo Di Padre Silvestro Morabito “Cappuccini calabresi nel mondo“, testo conservato nel convento cappuccino di Chiaravalle (CZ).
Leggendo questo tomo scoprì l’esistenza di un certo Padre Pietro da Settingiano, che trascorse in Asia ben 47 dei suoi 50 anni di vita sacerdotale. Da questo momento con l’aiuto di mia moglie Angela studiosa di teologia, ho iniziato ricerche più approfondite.
Ma chi era costui?
Il suo nome nel secolo era Antonio Martino Staglianò, e come si legge nell’atto del battesimo nasce il 15 maggio 1810 a Settingiano nel quartiere di Cafone, figlio di Masino Vincenzo Staglianò e di Maria Longo.
Viene avviato alla vita monastica, e il 20 ottobre del 1826 comincia il suo noviziato a taverna. Il 22 Maggio 1831 all’atto di indossare il saio, professa i voti nelle mani del Provinciale Felice Antonio da Olivati. A Catanzaro compie gli studi teologici, e nel 1834 è ordinato sacerdote. Nel 1836 giunge a Roma attratto dall’ideale missionario.
Poco tempo dopo il sacerdote viene inviato a Smirne, in Turchia, per riaprire la sede della missione, poco tempo prima per un clima ostile. Lo scopo di padre Pietro è rasserenare l’ambiente e pare ci riesca.
Grazie alle sue doti alle sue capacità, e saggezza oltre a conoscere il Greco, il Francese.
Il frate inizia una discreta carriera: dal 1841 al 1847 Viceprefetto della missione di Smirne e dal 1847 al 1875 Prefetto Apostolico di tutta la Siria. Nel 1840, ancora stanco della ricostruzione della missione di Smirne, scoppia la peste, i morti alla fine dell’epidemia saranno circa 50mila, lui appare ai sofferenti come l’angelo che sfama gli affamati, cura gli infermi, seppellisce i morti.
Ma ancora non finisce qui, deve affrontare due spaventosi roghi, che devastano la citta turca, uno nel 1842, uno nel 1845, anche in queste catastrofi non si risparmia.
A fronte dell’amore per gli altri, e alla sua dedizione per i più bisognosi, porta i suoi superiori a costituirlo Prefetto di tutta la Siria nel 1847. La sua nomina implica il trasferimento a Costantinopoli anche contro la sua volontà, ma il Padre deve obbedire.
La sua fama si espande, per il suo prodigarsi all’evangelizzazione dei popoli musulmani. Nel 1869 è a Roma nominato Procuratore Generale della missioni Cappuccine. Nel 1870 torna a Costantinopoli, dove resta fino al 1877. Cessate le funzioni per raggiunti limiti di età decide di tornare alla sua Smirne, dove muore il 6 Agosto del 1883. Le opere che lascia Padre Pietro sono: il convento cappuccino di Smirne, una missione nell’isola di Creta, la Chiesa e il convento di Candia, la Chiesa di Schio.

(Tratto da “Incontri” a cura di Tommaso Migliaccio)

Si racconta anche .....
A Settingiano il numero 7 ricorda che 7 fratelli furono i fondatori di questo paese.
“Sette simu Sette Jamu lu chiamamu Settingianu”.


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