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Tiriolo-tra storia e leggenda

Tra storia e leggenda



Al tempo di Omero (VIII - VII sec.a.c.) le conoscenze dei luoghi bagnati dalle acque del mediterraneo occidentale erano incerte,e quindi incerti e sconosciuti i luoghi che l'autore dell'Odissea descrive facendovi muovere la figura di Ulisse nel suo lungo girovagare per raggiungere la patria di origine, Itaca
.Recentemente il prof. Armin Wolf storico e studioso tedesco ha elaborato una lunga documentata tesi sull'Odissea e sul peregrinare di Ulisse nel bacino del Mediterraneo identificando nei luoghi di Tiriolo Esperia con la reggia di Alcinoo, re del popolo dei Feaci e nel passo del "Calderaio", nei pressi della stazione ferroviaria di Marcellinara, i lavatoi sul fiume Amato come punto in cui avvenne l'incontro della principessa Nausicaa con Ulisse giunto qui naufrago dalle coste lametine risalendo il fiume Amato.
Nausicaa accoglie Ulisse e lo accompagna sino alla reggia di Alcinoo,posta in posizione dominante protetto da Atena che fa scendere nella fitta nebbia che lo nasconde agli occhi del popolo dei Feaci(una leggenda popolare tiriolese dice che nei pressi di questo lavatoio un pastore abbia visto le fate che nude si bagnavano nel fiume in un posto detto ancora oggi "acqua delle fate").
Ulisse dopo il soggiorno alla reggia di Alcinoo, dove in diverse occasioni narra al re gli episodi accadutigli, viene accompagnato sull'altro porto dei Feaci dove si imbarca con una veloce nave verso la madrepatria Itaca. I Feaci, dice Omero, erano un popolo dedito alla pesca praticata con resistenti e veloci navi dotate di agili vele che venivano tessute dalle donne, abili ed esperte tessitrici di stoffe ( Tiriolo vanta una lunga ed antica attività nel campo tessile, le cui tracce esistono ancora oggi nella confezione con il telaio a mano di tessuti di lino, seta e ginestra, che mani esperte creano nei diversi colori e combinazioni ).
Oggi nel ricordo del passaggio di Ulisse, Tiriolo ha voluto erigere un monumento commemorativo in calcare bianco, opera dello scultore Maurizio Carnevali di Lamezia Terme posto in piazza Italia che rappresenta Ulisse che guarda i due mari, ai suoi piedi Dioniso,Venere, Marte e l'aquila di Zeus.
Rimanendo in tema di leggende famose a Tiriolo vi è quella del Re Nilio "Renniliu"da me raccolta tra gli anziani del paese e pubblicata in diverse occasioni nell'idioma locale. Il racconto è legato alla grotta del Re Nilio, situata sulla cima del monte Tiriolo nei pressi dell'odierno osservatorio astronomico e narra delle della sventura del Re Nilio che colto da maledizione materna sarà costretto a sciogliersi come la cera allorché sarà colto dai raggi del sole. Nilio scava una caverna che lo porta dal monte sino in riva al mare dove si trova la sua donna con il suo bambino,ma inavvertitamente viene colpito dai raggi del sole mattutino e come da maledizione si scioglie come la cera lasciando le sue ricchezze al diavolo "u dominiu".Il tesoro è ancora nella grotta legato con lucchetti e grosse catene, sono tre mucchi di monete ed oggetti d'oro,d'argento e bronzo e per entrarne in possesso bisogna uccidere all'imboccatura della grotta un bambino neonato, strappargli il cuore e darlo da mangiare ad un cane.
Diverse sono poi le leggende legate a questo tesoro, come quella di "Micuzzu u porcaru"che per la sua ingenuità era quasi riuscito ad impossessarsi del tesoro. Il monte oltre alle molteplici tracce di antiche fortificazioni, presenta diverse grotte, cavità, inghiottitoi di natura carsica, alcuni sono stati oggetto di studi di gruppi di speleologi, che hanno rilevato e pubblicato i dati di quelle conosciute come :"i meandri del fico","a grutta da Cozetta", "a grutta da fressura" ,"a grutta e l'eremita","a grutta do Renniliu".Altri sicuramente ancora occultati, potranno venire alla luce su questo monte unico che domina questo stretto lembo di terra calabra tra i due mari, Jonio e Tirreno.



I reportage fotografici sono stati realizzati
dall'
Associazione Videofotografica "L'Obiettivo"
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